Politica: moda o necessità? E' ora del ricambio generaz...

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Politica: moda o necessità? E' ora del ricambio generaz...

Messaggiodi agordodomani » 01/04/2009, 7:34

Il termine politica, secondo Aristotele, significava l'amministrazione della "polis" per il bene di
tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano.

Negli anni, nei movimenti di opinione, si è delineato la convinzione che la politica sia la sfera
delle decisioni collettive sovrane il cui fine ultimo è la conquista e il mantenimento del potere.
Potremmo dire che la politica è quell’attività umana, che si esplica in una collettività, il cui fine
ultimo è incidere sulla distribuzione delle risorse materiali e immateriali perseguendo l’interesse
di un soggetto, sia esso un individuo o un gruppo.

Appare evidente che la politica sia sempre più strumentale alle dinamiche attuate dai vari partiti
o gruppi di pressione per riuscire a conquistare il potere politico. Se chiedi alla gente cosa pensa
della politica spesso viene associata all’attività dei partiti, a volte viene vista come cosa per
pochi addetti ai lavori e comunque molto autoreferenziale; tutti concordano che è necessaria in
una moderna società, molti vorrebbero avvicinarsi ma difficilmente trovano spazi.

Forse perché la politica è appannaggio di pochi, forse perché con il suo linguaggio poco
comprensibile ostacola l’approccio della gente comune o più semplicemente perché è più
semplice delegare ad altri che impegnarsi in prima persona. Di fatto in politica troviamo sempre
le stesse persone ad occupare l’occupabile e il ricambio avviene con molta fatica e poche sono le
persone nuove e ancor meno sono i giovani che si avvicinano.

Cosa fare perché la politica non sia solo per pochi e soliti eletti e diventi sempre più uno spazio
pubblico al quale tutti i cittadini vi partecipino?

I politici hanno il dovere di avvicinare la gente alla politica e facilitare l’inserimento di nuove
persone alla gestione del potere, non è pensabile che un valore così importante sia proprio solo di
una casta.

I cittadini, giovani donne e giovani uomini, siano consapevoli che fare politica sia un diritto da
esercitare per l’amministrazione del bene di tutti e un dovere di ognuno parteciparvi in merito a
decisioni collettive.

È auspicabile un cambio generazionale.
agordodomani
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Re: Politica: moda o necessità

Messaggiodi Luca Basile » 06/04/2009, 16:42

Nel mondo di una tanto decantata tensione pervasiva alla "trasparenza", ci ritroviamo di fronte agli oscurantismo gestionali della cosa pubblica: dramma tipicamente italiano ed in questi ultimi anni profondamente presente nel nostro Comune di Agordo.
Può sembrare banale porre sempre l'accento su questa peculiarità nazionale, quasi si voglia ricercare in essa il capro espiatorio o quantomeno la causa dei nostri mali, ma ciò è quanto si evince da un'analisi oggettiva della realtà in cui viviamo. Forse ciò è il mezzo per allontanare alcuni ed allo stesso tempo la scusa spesa da altri per non avvicinarsi alla politica.

Approfondendo quanto espresso nell'articolo, vengono posti in luce due movimenti di mentalità quasi istituzionalizzati estremamente nocivi, che si deve cercare di eliminare per favorire una migliore rappresentatività civica ed una gestione più efficace delle risorse materiali ed immateriali (vedi intelletto, capacità, innovatività e flessibilità per elencarne alcuni).
Queste due "forze" negative sono:

- la volontà manifesta di impedire ad alcuni cittadini, in particolare ai giovani, di partecipare alla gestione della cosa pubblica;

- la mancanza di volontà da parte di queste persone, in particolare dei giovani, di parteciparvi.

Ho chiamato questi fenomeni "forze" perché nell'alimentarsi a vicenda concorrono a determinare una stessa linea direttrice che ha come risultato la cristallizzazione del potere nelle mani di alcuni soggetti ben definiti (che per grazia di Dio non sono eterni) e la perdita di idee nuove che portino ad una rigenerazione della classe politica e, con essa, della comunità che questa rappresenta.

La visione della politica come un diritto ma soprattutto come un dovere del cittadino è un concetto che, seppur approvato dal pensare comune, non trova la stessa corrispondenza nelle coscienze dei singoli.
Il problema risiede nel fatto che una società che vive in condizioni decisamente superiori alla media nazionale non è solitamente propensa a rigenerarsi partorendo soggetti nuovi che desiderino divenire rappresentanti della propria comunità. Ciò più per pigrizia che per mancanza di persone valide. Oltretutto è imperante la convinzione di molti che, vedendo pressocché inalterato il proprio modus vivendi, pensano sia effettivamente inutile impegnarsi personalmente in qualcosa che ruberebbe troppo tempo e causerebbe magari qualche fastidio. Stiamo assistendo ad una nichilizzazione della società che parte proprio da un'esasperazione di un'individualità disinteressata. Ciò che però può essere visto come un vantaggio nel breve termine per questi singoli, rappresenterà un annullamento nel lungo termine. Annullamento che si concretizzerà, in poche parole, in un impoverimento di risorse intellettuali ed economiche.

Questo vuole essere un invito a pensare che la volontà ad impegnarsi sinceramente ora per il proprio paese significhi godere di una maggiore coesione sociale nel prossimo futuro.

L'unica strada percorribile consiste nell'ingresso di persone nuove, portatrici di idee e di esperienze maturate anche in altri contesti, e nella speranza che queste persone, soprattutto i più giovani, si sveglino dal torpore indotto dalla società del benessere e vedano più come un dovere il proprio contributo alla formazione della comunità che un giorno sarà loro.
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Re: Politica: moda o necessità? E' ora del ricambio generaz...

Messaggiodi luber » 14/04/2009, 6:52

Gli avvenimenti di questi giorni permettono di mettere in evidenza un'analogia (secondo me) inquietante: i movimenti tellurici e i movimenti territoriali (se posso considerare l'iniziativa "agordodomani" un movimento territoriale) hanno un comune denominatore: la passività operativa dei cittadini "utenti del Web".

Ho cercato di concretizzare questa mia impressione usando un blog e alcuni riferimenti ad altri blog, per tentare d'impostare un eventuale "dialogo operativo".

Che ci voglia un ricambio generazionale non è solo auspicabile, è un'emergenza. La strada per arrivare al ricambio non possiamo però confonderla con l'obiettivo. La strada occorre spianarla e renderla percorribile. Temo ci si dovrà rendere conto che l'approccio necessario, ad ottenere un ricambio generazionale, dovrà essere "interculturale" e quindi ANCHE "intergenerazionale".

Luigi Bertuzzi (classe 1940)
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